Dalle sfere delle penne alle batterie: la Cina che in pochi anni ha cambiato il proprio posto nel mondo
C’è una storia che più di molte altre racconta la trasformazione industriale della Cina.
Nel gennaio del 2017 l’agenzia ufficiale cinese Xinhua pubblicava una notizia apparentemente curiosa: la Cina aveva finalmente sviluppato autonomamente i pennini delle penne a sfera.
Sembra una barzelletta. La Cina era già allora il più grande produttore mondiale di penne: circa 38 miliardi di penne a sfera all’anno. Eppure per il piccolo componente metallico all’estremità della penna dipendeva ancora dall’estero. In particolare, l’acciaio speciale utilizzato per produrre i pennini veniva importato dal Giappone.
Il problema non era “saper fare una penna”. Era riuscire a fabbricare un componente minuscolo con tolleranze dell’ordine del micrometro, attraverso oltre venti lavorazioni, utilizzando un acciaio che doveva essere sufficientemente resistente all’usura ma anche lavorabile e privo di difetti. Il pennino doveva inoltre permettere alla penna di scrivere per centinaia di metri senza perdere regolarità.
La società siderurgica cinese TISCO aveva cominciato a lavorare sul problema nel 2011. Dopo anni di ricerca, nel 2014 arrivò la svolta tecnologica e nel giugno 2016 furono prodotti i primi pennini cinesi. Nel gennaio 2017 TISCO annunciò che la tecnologia era pronta per la produzione industriale.
Il dettaglio più interessante è proprio questo: la Cina era già una gigantesca potenza manifatturiera, ma non controllava Dalle sfere delle penne alle batterie: la Cina che in pochi anni ha cambiato il proprio posto nel mondo
C’è una storia che più di molte altre racconta la trasformazione industriale della Cina.
Nel gennaio del 2017 l’agenzia ufficiale cinese Xinhua pubblicava una notizia apparentemente curiosa: la Cina aveva finalmente sviluppato autonomamente i pennini delle penne a sfera.
Sembra una barzelletta. La Cina era già allora il più grande produttore mondiale di penne: circa 38 miliardi di penne a sfera all’anno. Eppure per il piccolo componente metallico all’estremità della penna dipendeva ancora dall’estero. In particolare, l’acciaio speciale utilizzato per produrre i pennini veniva importato dal Giappone.
Il problema non era “saper fare una penna”. Era riuscire a fabbricare un componente minuscolo con tolleranze dell’ordine del micrometro, attraverso oltre venti lavorazioni, utilizzando un acciaio che doveva essere sufficientemente resistente all’usura ma anche lavorabile e privo di difetti. Il pennino doveva inoltre permettere alla penna di scrivere per centinaia di metri senza perdere regolarità.
La società siderurgica cinese TISCO aveva cominciato a lavorare sul problema nel 2011. Dopo anni di ricerca, nel 2014 arrivò la svolta tecnologica e nel giugno 2016 furono prodotti i primi pennini cinesi. Nel gennaio 2017 TISCO annunciò che la tecnologia era pronta per la produzione industriale.
Il dettaglio più interessante è proprio questo: la Cina era già una gigantesca potenza manifatturiera, ma non controllava ancora tutti gli anelli della propria catena tecnologica.
E questo ci porta alla Cina di oggi.
Dal “made in China” alla tecnologia cinese
Per decenni l’immagine della Cina è stata quella della fabbrica del mondo: enormi quantità, prezzi bassi, produzione su commissione per aziende occidentali, giapponesi e coreane.
Questa rappresentazione oggi è largamente incompleta.
In numerosi settori la Cina non è più soltanto il luogo dove vengono assemblati prodotti progettati altrove. È diventata uno dei principali centri mondiali di progettazione, industrializzazione, ricerca applicata e produzione.
Prendiamo il settore delle automobili elettriche.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2024 la Cina rappresentava oltre il 70% della produzione mondiale di automobili elettriche. Nello stesso anno le aziende cinesi hanno rappresentato circa il 40% delle esportazioni mondiali di auto elettriche, con quasi 1,25 milioni di vetture esportate.
Non si tratta semplicemente di assemblare automobili. La Cina ha costruito una filiera che comprende batterie, materiali, componenti elettronici, motori elettrici e produzione automobilistica.
E proprio le batterie rappresentano forse l’esempio più impressionante.
Nel 2024 la Cina ha prodotto circa l’80% delle celle mondiali per batterie, mentre la capacità produttiva installata cinese rappresentava circa l’85% della capacità mondiale. La Cina produce inoltre oltre il 90% dei materiali anodici e circa l’85% dei materiali catodici utilizzati nelle batterie.
Nel 2025 la quota cinese della capacità mondiale di produzione delle batterie agli ioni di litio era ancora superiore all’80%, secondo l’IEA. Le aziende cinesi rappresentavano inoltre quasi il 75% delle batterie installate sulle automobili elettriche nel mondo.
Da una situazione nella quale occorrevano anni per sviluppare l’acciaio di una penna a sfera a una posizione dominante in una delle tecnologie industriali strategiche del XXI secolo.
Il caso del solare
Un altro esempio è il fotovoltaico.
Qui la trasformazione è ancora più evidente perché la Cina ha costruito una posizione dominante praticamente lungo l’intera catena produttiva: polisilicio, lingotti, wafer, celle e moduli.
Secondo l’IEA, già nel 2021 la Cina rappresentava più dell’80% della capacità produttiva mondiale in ciascuna delle principali fasi della produzione dei pannelli solari. L’agenzia sottolineava inoltre che, sulla base della capacità allora in costruzione, la quota cinese nella produzione di polisilicio, lingotti e wafer avrebbe potuto avvicinarsi al 95%.
La trasformazione non è stata soltanto quantitativa. Il World Bank rileva che, nel settore fotovoltaico, la Cina è diventata anche un importante centro di produzione tecnologica e di standardizzazione: nel 2023 deteneva circa il 66% dei brevetti fotovoltaici globali secondo i dati riportati nel World Development Report 2025.
È una differenza fondamentale.
Una cosa è produrre pannelli progettati da altri.
Un’altra è controllare gran parte della catena industriale, sviluppare le tecnologie, produrre i macchinari e contribuire alla definizione degli standard.
Dai treni importati ai treni esportati
Anche l’alta velocità ferroviaria racconta una storia simile.
La Cina ha inizialmente importato tecnologia ferroviaria e collaborato con aziende straniere. Poi ha sviluppato progressivamente capacità proprie.
Il risultato è una rete ferroviaria ad alta velocità che non ha precedenti per dimensione.
La Banca Mondiale ricorda che alla fine del 2017 la Cina disponeva già di oltre 25.000 chilometri di linee ad alta velocità, più di tutte le altre linee ad alta velocità del mondo messe insieme in quel momento.
E il passaggio successivo è ancora più significativo: la Cina è passata da importatrice di tecnologia a produttrice di standard. Il World Development Report 2025 osserva che a metà degli anni 2020 la Cina deteneva circa il 70% dei brevetti globali nel settore dell’alta velocità ferroviaria e aveva assunto un ruolo importante nella definizione degli standard internazionali.
È esattamente il contrario della vecchia immagine della Cina come semplice assemblatore.
La Cina e la costruzione navale
Un altro settore nel quale la scala cinese è diventata enorme è quello della costruzione navale.
Secondo UNCTAD, nel 2023 Cina, Giappone e Corea del Sud rappresentavano complessivamente circa il 95% della produzione mondiale di navi. Ma per la prima volta la Cina aveva consegnato oltre la metà delle nuove navi del mondo.
Non stiamo parlando di un prodotto semplice.
Una nave commerciale moderna richiede acciaio speciale, motori, elettronica, sistemi di navigazione, automazione, cantieristica, logistica e una gigantesca capacità organizzativa.
La Cina è oggi al centro di questa filiera.
E poi ci sono i robot
Anche nella robotica industriale la situazione è cambiata radicalmente.
Secondo l’International Federation of Robotics, nel 2024 in Cina sono stati installati circa 295.000 robot industriali, il 54% di tutte le nuove installazioni mondiali. La Cina possiede inoltre il più grande stock operativo di robot industriali al mondo, circa 2 milioni di unità.
Qui emerge un altro elemento importante: non soltanto la Cina compra robot.
Sta aumentando rapidamente anche la quota di robot prodotti da aziende cinesi.
Nel mercato domestico la quota dei fornitori cinesi di robot industriali è passata dal 30% nel 2020 al 57% nel 2024, secondo l’IFR.
Il paradosso della penna
Ed è proprio per questo che la storia della penna a sfera è così interessante.
Nel 2017 il problema non era che la Cina non sapesse produrre una penna.
Ne produceva 38 miliardi.
Il problema era che non controllava una piccola ma sofisticata tecnologia situata nel punto più fine della catena produttiva.
Il pennino sembrava insignificante. In realtà richiedeva metallurgia, chimica, lavorazioni meccaniche di precisione e controllo della qualità.
È un ottimo esempio di una debolezza tipica delle economie che crescono rapidamente: puoi essere enorme nella produzione e contemporaneamente dipendere dall’estero per alcuni componenti tecnologicamente critici.
La trasformazione cinese degli ultimi decenni può essere letta anche attraverso questo passaggio:
prima importare il componente;
poi produrlo;
poi migliorarlo;
poi produrre le macchine che servono a produrlo;
infine esportare tecnologia e stabilire standard.
È ciò che è accaduto, con tempi e risultati diversi, in numerosi settori.
Nel 2017 la Cina doveva ancora risolvere il problema dell’acciaio per la punta di una penna.
Oggi produce più del 70% delle automobili elettriche mondiali, circa l’80% delle celle per batterie, domina la filiera mondiale del fotovoltaico, costruisce più della metà delle nuove navi del mondo e installa oltre metà dei robot industriali acquistati ogni anno.
Questo non significa che la Cina sia tecnologicamente superiore in ogni settore. Non lo è. Stati Uniti, Giappone, Germania, Corea del Sud, Taiwan, Paesi Bassi e altri Paesi mantengono vantaggi importanti in numerose tecnologie e segmenti industriali.
Ma significa che la vecchia formula “la Cina produce, l’Occidente inventa” non descrive più adeguatamente la realtà industriale.
La storia della penna a sfera è significativa proprio perché mostra quanto rapidamente possa cambiare una struttura industriale.
Nel 2017 la domanda era: «Perché la Cina deve importare l’acciaio per fare il pennino di una penna che produce in quantità enormi?».
Oggi, in molti settori strategici, la domanda è diventata quasi l’opposto:
«Perché una parte così grande del mondo dipende dalla Cina per produrre ciò che prima produceva altrove?»
La distanza tra queste due domande, percorsa in pochi decenni, è probabilmente uno degli aspetti più importanti della trasformazione economica e tecnologica cinese.




